I bambini e le emozioni

A questa età agli adulti sembra che i bambini non provano emozioni intense, tutti concentrati sulla scuola, sui compiti, sullo sport, ma, in realtà, tendono a tenere nascosti i loro sentimenti e le loro emozioni, senza lasciar trasparire quasi niente. Il bambino diventa riservato: non manifesta apertamente le sue fantasie, i suoi desideri, le sue paure come faceva quando era più piccolo.
Quindi, il mondo affettivo dei bambini di questa età è ricco, ma nascosto ai genitori. E spesso non è facile nemmeno per loro comprendere e indicare, utilizzando un termine adeguato, qual’è lo stato d’animo che provano in un determinato momento.
Un compito molto importante per i genitori quello di aiutare il bambino a diventare consapevole delle proprie emozioni e a saper dare loro un nome che gli consenta di comunicare agli altri i propri sentimenti.
Tale compito non è facile, anche perchè spesso nemmeno noi adulti sappiano riconoscere le emozioni che stiamo provando in un determinato momento e a capire perchè le stiamo provando.
Un bambino di questa età, vive tutte le emozioni che provano gli adulti. Le quattro principali dimensioni emotive sono: ansia-paura, collera-ostilità, dolore-depressione, piacere-gioia. Queste emozioni principali darebbero luogo, combinandosi in vario modo, a varie sottocategorie di emozioni.
Gli adulti corrono il rischio di “classificare” il bambino assegnandogli un’etichetta basata su impressioni e giudizi che spesso non corrispondono alla sua vera indole, ma si limitano a coglierne gli aspetti più esteriori, di superficie. Ma i comportamenti infantili, spesso, non rispecchiano il mondo interiore del bambino, i suoi impulsi, le sue emozioni più nascoste. Non solo, ma a forza di sentirsi dire che è “timido”, “pauroso”, “aggressivo”, “spericolato”, “disubbidiente”, “testardo”, “pigro”, “lento” ecc…si convincerà che è proprio così, e si sentirà “obbligato” a comportarsi come gli altri si aspettano da lui.
Paradossalmente, anche le etichette positive, del tipo “molto intelligente”, “tranquillo”, “ubbidiente”, “responsabile”, “serio” hanno i loro inconvenienti: a volte pesano come un macigno sul bambino, costringendolo a dar prova sempre delle qualità che gli vengono attribuite, senza mai permettersi di sgarrare per timore di deludere le aspettative di genitori e insegnanti. E di perdere così il loro affetto e la loro stima.
In questi casi, è importante capire che cosa lo spinge a comportarsi in modo negativo per se stesso o, al contrario, ad essere un bambino così “bravo”, “intelligente”, “perfetto”.
Gli adulti devono capire quali sono gli impulsi e i sentimenti che egli stesso non sa ancora come esprimere, per aiutarlo a conoscere il proprio mondo interiore, incoraggiandolo a potenziare le sue qualità e a correggere i suoi difetti senza snaturare la sua indole.
È proprio nella seconda infanzia, l’epoca in cui si struttura in modo più definito il carattere del bambino, che si fa più forte il rischio di condizionarlo troppo.
Gli adulti devono stare attenti, a quando il bambino ha sempre un “bel carattere”, poichè, non sta manifestando il suo vero modo di essere, ma sta cercando continuamente di adattarsi ai desideri degli adulti (genitori e insegnanti) importanti per lui.
Di seguito, andremo ad analizzare quali sono le emozioni che vivono più intensamente in questa fase di vita e come si rispecchiano nel modo di essere dei bambini.
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