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La relazione di attaccamento ovvero quella relazione speciale che c’è tra un bambino e la sua mamma e il suo papà.

La relazione di attaccamento; ovvero quella relazione speciale che c’è tra un bambino e la sua mamma e il suo papà.
La relazione tra un bambino e la madre inizia già durante la gravidanza e diventa sempre più intensa dalla nascita in poi.
Con il tempo tale relazione diventa sempre più complessa, includendo anche la presenza di altre figure fondamentali per la vita del bambino in primis il padre.
Questa relazione è molto speciale e indispensabile per il bambino e si chiama relazione di attaccamento.
Provate a pensare alla situazione seguente: siete al parco con il vostro bambino e state parlando con altri genitori mentre i bambini si divertono ad andare su e giù dallo scivolo. Ad un certo punto, però, sentite il vostro bambino che piange, e vedete che l’amichetto gli ha appena portato il gioco che teneva in mano? Cos’è successo? Il bambino con il pianto ha richiamato la vostra attenzione e vi ha indotto a proteggerlo e aiutarlo in un momento di emergenza. Ecco la relazione di attaccamento. Essa è caratterizzata dal Il bisogno di contatto che il bambino con qualcuno che si prende cura di lui, per garantirsi la sopravvivenza.
La relazione di attaccamento si sviluppa durante i primi tre anni di vita attraverso diverse fasi:
I fase: dalla nascita a circa la fine del secondo mese.
Il bambino mostra interesse per tutte le persone che entrano in relazione con lui.
II fase: dalla fine del secondo mese di vita fino ai sei, otto mesi.
Il bambino comincia a concentrare le sue energie verso una persona particolare (la madre) che è colei che si prende solitamente cura di lui.  tra il quinto e il settimo mese il bambino preferisce essere coccolato e protetto praticamente solo dalla madre quando si sente a disagio.
III fase: inizia tra il sesto e l’ottavo mese  e prosegue fino agli inizi del secondo anno.
Il bambino sviluppa la capacità di sapere che la mamma è da qualche parte anche se lui non la può vedere, perché è in grado di immaginarsela. Questo comporta che egli pensi che se la madre è fuori dal suo campo visivo, significa che non è lì per lui. Questo determina lo sviluppo di un’emozione molto forte nei bambini che crea in loro molta tensione: è la cosiddetta ansia da separazione.
IV fase: da circa i due anni.
Il bambino è in grado di camminare e di esplorare l’ambiente. Ora lui è sicuro di poter contare sulla mamma se si sente insicuro o in pericolo.
Questa relazione è importante perchè la sua influenza non è limitata alla prima infanzia. Se, infatti, il bambino riceve le cure di cui ha bisogno all’interno di una relazione accogliente e calda, successivamente, instaurerà delle relazioni con i suoi coetanei cooperando con loro per raggiungere scopi comuni e sarà espressivo e affettuoso durante il gioco. Sarà in grado di chiedere aiuto agli altri in condizioni di stress (come chiedeva aiuto alla mamma quando si sentiva in pericolo) e avrà buoni amici con cui condividerà esperienze significative e importanti.
Una volta diventato adulto, sarà in grado di gestire la sua vita affettiva esplorando nuove relazioni e instaurando rapporti affettivi basati sulla fiducia e sull’accettazione dell’altro.
E anche quando diventiamo genitori possiamo dare supporto, ascolto e aiuto ai nostri figli solo se un siamo cresciuti ricevendo le cure di cui avevamo bisogno e nel senso di protezione .
Questo accade perchè, tutti noi, nelle nostre relazioni con gli altri (partner, amici, colleghi, ecc…) riproponiamo lo stile di attaccamento che abbiamo conosciuto da piccoli.
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ll temperamento

Il temperamento è l’insieme delle differenze individuali a base biologica e innata rilavabili nel comportamento che compaiono molto precocemente e che sono relativamente stabili nel corso del tempo e in situazioni diverse.
Queste differenze portano l’individuo a reagire agli stimoli ambientali con determinate modalità anziché altre. Tali modalità sono l’intensità, la frequenza e la soglia delle risposte affettive. Ciò significa che per ogni individuo vi sono delle soglie tipiche di attivazione delle emozioni positive e dei sentimenti di piacere, come pure di quelle dolorose e delle risposte aggressive conseguenti a queste.
Solitamente, il temperamento viene suddiviso in nove dimensioni:
Attività: Fa riferimento all’attività motoria del bambino e alla proporzione tra periodi attivi e periodi inattivi. Alcuni bambini sono fin dai primi giorni più attivi degli altri mentre vi sono bambini che tendono a muoversi meno.
Ritmicità: Alcuni bambini hanno sonno o fame più o meno alla stessa ora della giornata e rendono così facile l’organizzazione della giornata a chi si prende cura di loro. Altri bambini sembrano piuttosto irregolari e imprevedibili.
Approccio/Ritirata: alcuni bambini di fronte ad una nuova situazione sociale sorridono o si allungano per toccare un oggetto nuovo, mentre altri piangono, si allontanano, spingono via un oggetto nuovo…
Adattabilità: alcuni bambini accettano senza troppo protestare cambiamenti negli orari dei pasti, del sonno, si adattano facilmente a dormire in posti nuovi; altri, invece, si oppongono ai cambiamenti e si adattano con difficoltà e hanno bisogno di molto tempo per accettare serenamente le modificazioni.
Intensità: è l’intensità delle reazioni emotive dei bambini: ad esempio alcuni bambini, quando hanno fame o sono stanchi, piagnucolano sommessamente; altri invece piangono forte e strillano.
Umore: si riferisce al tono prevalente dell’umore. Ad esempio, alcuni bambini si svegliano sempre sorridendo, mentre altri si svegliano con urli e strepiti.
Distraibilità: ci sono i bambini facili da distrarre che sono anche facilmente consolabili quando sono piccoli, e bambini che, al contrario, faticano a farsi distrarre e a farsi consolare.
Persistenza: è la capacità di continuare l’attività in corso per molto tempo.
Soglia: si riferisce all’intensità della stimolazione necessaria a evocare una risposta evidente.
Il temperamento, quindi, viene definito come il modo prevalente di agire in queste nove differenti dimensioni.
Dalla combinazione delle diverse polarità in queste dimensioni (ad esempio, un bambino che è attivo, regolare negli stati, che entra in relazione con gli altri con facilità ecc…) nascono tre temperamenti: temperamento facile, temperamento difficile e temperamento “lento a scaldarsi”.
Il bambino dal temperamento facile si caratterizza per la regolarità delle funzioni biologiche, prevalenza di risposte positive di approccio a situazioni e persone nuove, rapida adattabilità ai cambiamenti, umore prevalentemente positivo. Livello delle risposte non eccessivamente intenso.
Il bambino dal temperamento difficile è caratterizzato da reazioni biologiche irregolari, prevalenza di reazioni di ritiro di fronte a situazioni nuove, lentezza nell’adattarsi ai cambiamenti, umore prevalentemente negativo e risposte di intensità elevata.
Infine, il bambino con temperamento “lento a scaldarsi”, tende a ritirarsi di fronte alle persone e alle situazioni nuove e si adatta lentamente ai cambiamenti. Tende ad avere reazioni non intense e ad essere regolare nei ritmi. Questi bambini sembrano avere solo un po’ più di tempo per adattarsi rispetto ai bambini facili.
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